La storia dei sigari cubani risale alla fine del XV secolo, quando Colombo, durante l'esplorazione del Nuovo Mondo, scoprì nel 1492 che gli indigeni cubani consumavano tabacco. Questa pianta, capace di bruciare e produrre fumo, fu rapidamente portata in Europa, dando inizio alla storia dei sigari cubani.
Nel 1511, la Spagna prese il controllo di Cuba e iniziò a valorizzare la produzione di tabacco. Nel 1614, per sviluppare la produzione di tabacco cubano, fu istituita un'agenzia chiamata La Casa de Contratacion de la Habana.
Nel 1717, la Spagna iniziò a esercitare un monopolio reale sulla coltivazione del tabacco a Cuba, un monopolio che durò circa un secolo, durante il quale la coltivazione e l'esportazione dei sigari cubani furono rigorosamente controllate.
Nel 1817, il re di Spagna Ferdinando VII emanò un decreto che pose fine al monopolio sui sigari cubani, permettendo il libero commercio dei sigari cubani. L'attuazione di questo decreto portò alla creazione di centinaia di fabbriche di sigari a Cuba in pochi anni, dando inizio a un periodo di prosperità nella produzione e nell'esportazione di sigari.
Nel 1898, scoppiò la guerra ispano-americana, e gli Stati Uniti intervennero nella gestione di Cuba, diventando così una forza importante nell'industria dei sigari cubani.
Nel 1889, l'alleanza dei produttori di sigari approvata dal governo coloniale spagnolo decise di sigillare ogni scatola di sigari esportati da Cuba per garantire la qualità e l'autenticità del prodotto.
Nonostante oggi la Repubblica Dominicana, l'Honduras e il Nicaragua siano diventati importanti aree di produzione di sigari, e la Repubblica Dominicana abbia persino superato Cuba come il più grande esportatore di sigari al mondo, i sigari cubani rimangono una perla nel mondo dei sigari, diventando quasi un simbolo di Cuba.




